Banche centrali: troppe parole a fin di bene?

La scorsa settimana ho letto sul Times che secondo il Comitato Ombra di Politica Monetaria (un pool di economisti e Alumni della Banca di Inghilterra) la Banca di Inghilterra dovrebbe congelare i tassi d’interesse britannici per un certo periodo di tempo, una politica già perseguita dalla Federal Reserve (ora sostituita da obiettivi ancora più espliciti sui tassi di disoccupazione e inflazione) e dalla Banca del Canada. Negli ultimi anni la Fed ha discusso a lungo la sua strategia di comunicazione. Nel caso di altri istituti, ci sono conferenze stampa mensili (quando Trichet era a capo della BCE si usavano anche parole in codice come “forte vigilanza” nel senso di “il prossimo mese i tassi saliranno”). Riceviamo anche report sull’inflazione e sulla stabilità finanziaria, le fan chart e le previsioni sul PIL, in base alle quali gli economisti sono in grado di stabilire oggi che le stime della banca per i successivi due anni implicano uno stop al QE.

Mi chiedo però se le banche centrali non ci stiano dicendo troppo e se, informandoci per filo e per segno su ogni loro mossa, non rischino a) di avere le mani legate sulle policy da implementare anche qualora la situazione economica richiedesse un cambiamento di rotta (ad esempio se la crescita evidenziasse una netta ripresa laddove le autorità monetarie avessero ormai promesso di mantenere i tassi invariati per anni) o b) di perdere la faccia, la credibilità e la fiducia del mercato facendo marcia indietro sugli impegni presi. Ogni azione ha un costo, e gli errori potrebbe pesare sulla crescita del PIL.

Non è che la promessa di tassi più bassi per sempre stia attirando i Quattro Angeli della “Obbligaziocalisse” (CLO, PIK, emissioni high yield CCC e mega LBO)? O spinga gli investitori a sedersi sugli allori? O porti a ragionare per schemi possibili solo con tassi invariabilmente bassi? L’attuale politica monetaria non stara’ forse generando una bolla degli asset? E cosa resta alle banche centrali senza la possibilità di sorprendere e scioccare i mercati? E se, peggio ancora, la politica dei “tassi bassi per sempre” avesse un effetto opposto a quello desiderato? Siamo tutti spacciati? Forse i funzionari delle banche centrali dovrebbero capire che tenerci sulle spine è la migliore arma a loro disposizione (OK, forse l’arma più potente è il Quantitative Easing all’infinito, ma comunque…).

La clip che segue mostra Diego Maradona che va in rete nella finale dei Mondiali del Messico del 1986 contro l’Inghilterra:

Me ne sono ricordato quando mi è capitata fra le mani l’autobiografia di Steve Hodge “The Man With Maradona’s Shirt” (l’uomo con la maglia di Maradona) durante i saldi. Dopo quella memorabile partita, Maradona ebbe la fortuna di scambiarsi la maglia con Hodge, la leggenda del Nottingham Forest. Comunque sia, nel 2005 il Governatore della Banca di Inghilterra ha fatto una delle dichiarazioni fra le più interessanti mai rilasciate da un banchiere centrale.

“Il grande calciatore argentino Diego Maradona non ha molto a che fare con la teoria di politica monetaria. Tuttavia la sua performance contro l’Inghilterra nella finale dei Mondiali del Messico nel giugno 1986, in cui segnò due goal, illustra perfettamente la mia tesi. Il primo goal del Pibe de oro, in cui entrò in gioco la famosa “mano di Dio”, fu un esercizio del vecchio approccio monetario basato su “mistica e mistero”. La sua fu un’azione inaspettata, incostante e contro le regole. Un goal baciato dalla fortuna. La seconda rete dimostra invece il potere delle aspettative nella teoria moderna dei tassi di interesse. Conquistando la palla a centrocampo, Maradona è riuscito a scartare ben cinque avversari segnando un altro storico goal contro la nazionale inglese. Ciò che ha davvero dell’incredibile è che il cannoniere ha corso praticamente lungo una linea retta. Come si può dribblare mezza squadra proseguendo sempre dritto? I difensori inglesi hanno semplicemente agito sulla base delle azioni che secondo loro Maradona avrebbe realizzato. Tutti si aspettavano che l’attaccante argentino avrebbe deviato a sinistra o a destra, ed è proprio questo che gli ha permesso di avanzare indisturbato verso la porta inglese.”

Se Maradona avesse pubblicato un comunicato stampa sulle sue mosse, tutto questo non sarebbe mai potuto succedere. Ma tenendo gli avversari col fiato sospeso e ondeggiando a destra e a sinistra, il campione ha lasciato tutti di stucco e ha messo a segno il goal più bello della storia del calcio.

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