L’intervento di King

Oggi è il giorno dell’ultima relazione sull’inflazione di Mervyn King, Governatore della Banca d’Inghilterra. King, che lavora presso l’autorità monetaria britannica da diversi anni, ne tiene le fila da otto.

Il ritiro di King dalle scene è l’occasione per fare alcune considerazioni sul suo operato.

Grande tifoso di calcio, dal cui mondo ama prendere a prestito interessanti metafore, probabilmente King paragonerebbe il suo mandato di Governatore a una partita incerta fino all’ultimo.

Dopo un primo tempo eccezionale, giocato in un contesto economico caratterizzato da una crescita robusta e perfettamente bilanciata e da un’inflazione modesta, nella ripresa la debolezza congiunturale, un’inflazione costantemente fuori target e l’equivalente finanziario di Chernobyl che ha minato le fondamenta del sistema bancario hanno dato a King del filo da torcere.

Ma oltre ad essere un appassionato di calcio, il quasi ex Governatore è anche una presenza fissa sugli spalti di Wimbledon. Se la famosa poesia di Rudyard Kipling ‘If’ insegna ai tennisti che si cimentano sui perfetti campi d’erba inglesi a trattare successi e sconfitte allo stesso modo, possiamo dire che King è un giocatore modello. Le sconfitte hanno riguardato soprattutto la prima parte del suo mandato, mentre nella seconda sono emersi la sua tenacia e le sue capacità. Anche se i detrattori di King potrebbero rimarcare che i semi della crisi finanziaria sono stati gettati proprio sotto ai suoi occhi.

A mio avviso, all’origine della crisi finanziaria inglese possiamo mettere:

  • i tassi di interesse USA eccessivamente bassi dopo gli attentati dell’11 settembre;
  • l’eliminazione della supervisione bancaria della BoE voluta da Gordon Brown;
  • la necessità di raggiungere un preciso target di inflazione in un periodo in cui i prezzi erano generalmente modesti per effetto delle transazioni globali e la crescita della produttività richiedeva aggressive politiche di stimolo economico;
  • la creazione della moneta unica che ha destabilizzato il sistema finanziario europeo.

I primi tre punti non costituiscono più un problema grazie al passare del tempo, al ripristino delle vecchie normative bancarie inglesi e a una maggiore flessibilità degli obiettivi di inflazione. L’ultima questione resta invece irrisolta, ma ci sono buoni motivi per credere che i tentativi in atto per venire a capo del paradosso di un sistema bancario supportato dagli Stati sovrani andranno a buon fine.

Noi, da fedeli spettatori delle conferenze stampa sull’inflazione, non ci perderemo certo quella di oggi. I giornalisti faranno un sacco di domande. Se fossi tra loro chiederei tre cose:

1. Che cosa pensa dell’euro come concetto economico?

2. Quanto siamo andati vicini all’apocalisse finanziaria?

3. Come funziona il QE?!

Purtroppo prevedo che King risponderà con la consueta diplomazia. Quando potrà esprimersi liberamente, speriamo di vedere meno discrezione e più trasparenza e di capire qualcosa di più della sua movimentata esperienza ai vertici della BoE.

Credo che infine la storia premierà la gestione di King in tempi di crisi. Dopo tutto, è proprio compito delle banche centrali intervenire quali prestatori di ultima istanza. Ma da un punto di vista economico che cosa ci insegna il suo operato? Se non altro, che la legge di Goodhart si è rivelata ancora una volta corretta. Vuoi passare inosservato e guarda cosa succede!

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