“Il segnale e il rumore”: perché le previsioni del tempo locali sbagliano e cosa significa per quelle grandi previsioni di mercato

Finalmente sono riuscito a leggere “Il segnale e il rumore”, di Nate Silver. È un’analisi brillante del motivo per cui le previsioni spesso sono così poco attendibili, fatta dall’uomo che ha azzeccato l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi del 2012 in tutti gli Stati. In breve, le previsioni spesso vengono smentite perché sono troppo precise (indicano un esito assoluto invece di assegnare probabilità a esiti diversi); sovente c’è la tendenza a prediligere informazioni qualitative, sensazioni “di pancia” e aneddoti rispetto ai dati (fattori degni di considerazione, ma per i quali si dovrebbe fissare una soglia elevata perché prevalgano sulle statistiche); e c’è anche una tendenza a escludere dei dati dal campione (l’autore suggerisce che le agenzie di rating abbiano valutato erroneamente i CDO basati su MBS presumendo che non ci fosse alcuna correlazione tra i default immobiliari, come era effettivamente il caso nei circa 25 anni di dati statunitensi usati nei modelli. Le statistiche sulla crisi immobiliare del Giappone avrebbero mostrato che, in una fase di declino, il grado di correlazione nei default diventa estremamente elevato). Ora, vorrei proporre un patto: noi britannici ci impegniamo a non usare mai le statistiche del cricket in uno studio accademico, purché gli americani la finiscano di parlare di baseball. Che diamine significa colpire .300? A quanti rounder corrisponde?

Mi sono piaciuti questi grafici. Il primo mostra l’alta affidabilità delle previsioni del tempo al giorno d’oggi. Non sono sempre giuste, ma quando indicano la probabilità che un evento meteorologico si verifichi, in genere corrisponde alla frequenza con cui si verifica. Ad esempio, se il National Weather Service (il servizio meteorologico nazionale statunitense) dice che c’è una probabilità di pioggia del 70%, piove nel 70% dei casi. La previsione dice che c’è una probabilità di neve del 20% e nevica nel 20% dei casi.

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Ma quando l’annunciatore meteo della vostra TV locale entra in possesso delle stesse informazioni, tende a distorcerle al punto che le previsioni risultano di gran lunga peggiori di quelle del National Weather Service. Il grafico sotto mostra come le TV locali esagerino costantemente le previsioni relative a eventi meteorologici. Ad esempio, se dicono che c’è una probabilità di pioggia del 100%, piove solo nel 67% dei casi, mentre quando il National Weather Service fa la stessa previsione, in effetti piove sempre.

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Ma perché? “La presentazione ha precedenza sulla precisione”. In altre parole, i giornalisti e i meteorologi delle TV locali si considerano intrattenitori, oltre che portatori di informazione. La predizione certa di un temporale biblico è più eccitante di una gamma di esiti possibili e la previsione di una giornata rovente in riva al mare attira di più che non assegnare una probabilità del 75% a sprazzi soleggiati. Altri studi hanno dimostrato la scarsa performance degli analisti politici, che nei dibattiti televisivi prevedono sistematicamente risultati molto distanti da quelli delle indagini statistiche. Il solo fatto di essere in TV riduce la capacità di previsione. Probabilmente la stessa cosa vale per le previsioni economiche e di mercato, ed è per questo che i canali televisivi dedicati alla finanza sono pieni di gente che anticipa un’impennata del Dow di altri 200 punti percentuali, oppure il collasso dell’economia globale in una perenne apocalisse di zombie alimentata da Ebola. Esiste il rischio che, interpellati da un giornalista a caccia di commenti, sentiamo l’esigenza di dire qualcosa di molto diverso dal consenso, sull’occupazione, sul rendimento dei Treasury decennali a fine anno o sulle probabilità di disgregazione dell’Eurozona: sono certo di esserci caduto anch’io in passato. E, cosa ancora più importante, sono certo che chi prevede eventi estremi si ritrova spalle al muro, pressato dalla sensazione di dover mettere in pratica quelle previsioni nei portafogli, e quindi con portafogli che, puntando solo nella direzione di eventi “di coda”, non possono generare risultati positivi in circostanze economiche normali. Credo che per gli economisti e i gestori di fondi sia una lettura obbligata: aiuta a capire come formulare previsioni accurate e a rendersi conto che le previsioni più “chiassose” ottengono uno spazio spropositato sui media, ma spesso sono sbagliate. Silver ha segnato davvero un wicket maiden con questo libro.

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