I casi sono due: o i modelli obbligazionari demografici non funzionano più, o i rendimenti si stanno dirigendo verso il 10%.

Per i gestori di fondi obbligazionari, una volta per prevedere i rendimenti di un titolo a reddito fisso bastava capire l’evoluzione del rapporto in termini di dimensioni fra le varie coorti di una popolazione, ossia giovani, lavoratori e pensionati.  Un alto numero di lavoratori rispetto alla componente “improduttiva” di giovani e anziani segnalava scarse pressioni salariali, una forte domanda di strumenti di risparmio come le obbligazioni e un prestito governativo inferiore.  Quando diminuiva la disponibilità di lavoratori, i salari aumentavano insieme all’inflazione e sulle obbligazioni scattavano le vendite.  I modelli obbligazionari basati su fattori demografici hanno funzionato a meraviglia negli anni ’70, ’80 e ’90.  Ma c’è stato un momento intorno al 2005 in cui la relazione fra i rendimenti delle obbligazioni e la composizione demografica della società si è interrotta di netto.  In base al solo modello, ci aspetteremmo rendimenti a due cifre per i gilt e i Treasury a lungo termine, anziché l’1,6% e il 2,4% attuali.

Questa ultima edizione del nostro Panoramic propone un riesame dei vecchi modelli obbligazionari basati sui fattori demografici e del motivo per cui funzionavano allora, ma sono diventati inutili in seguito alla globalizzazione.

La versione online del Panoramic Outlook di M&G è accessibile qui; per scaricare il documento pdf, fare clic qui.

 

Il valore e il reddito degli asset del fondo potrebbero diminuire così come aumentare, determinando movimenti al rialzo o al ribasso del valore dell’investimento. Possibile che non si riesca a recuperare l’importo iniziale investito. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

Jim Leaviss

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