Francia e Irlanda: uno sguardo al segnapunti economico prima del grande incontro questo fine settimana

Il torneo 6 Nazioni di rugby si chiuderà questo fine settimana e ci sono ancora tre squadre in corsa per il titolo. La partita cruciale da seguire sarà quella della Francia contro l’Irlanda: una vittoria dei francesi potrebbe consegnare il titolo di campione alla Francia o all’Inghilterra, ma ovviamente gli inglesi dovranno battere gli Azzurri a Roma. Se invece vince l’Irlanda, i “ragazzi in verde” regaleranno al capitano che ha battuto tutti i record Brian O’Driscoll, alla sua ultima partita, la possibilità di tornare a Dublino con il trofeo in mano.

In questo spirito di competizione, ecco una panoramica dei punteggi economici di Francia e Irlanda a confronto. Può dare un’idea di chi vincerà l’incontro di sabato?

1° round – Prodotto interno lordo reale pro capite

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Nonostante una marcata decelerazione del PIL irlandese nel periodo 2007-2010, l’Irlanda mantiene un livello di prodotto pro capite superiore di circa 6.000 euro rispetto alla Francia. Le previsioni del Fondo monetario internazionale (FMI) suggeriscono che entro il 2018 il PIL pro capite irlandese sarà intorno ai 38.000 euro, mentre il corrispondente dato francese si fermerà a circa 30.000. In base a queste stime, nei prossimi anni la forza lavoro irlandese dovrebbe conservare il vantaggio di efficienza e produttività su quella francese. Nell’insieme dell’Eurozona, gli irlandesi attualmente sono secondi solo al Lussemburgo, su questo fronte. I francesi sono al settimo posto.

Questa tornata la vince senz’altro l’Irlanda.

2° round – Il tasso di disoccupazione

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In base alle tendenze recenti, i tassi di disoccupazione in Francia e in Irlanda mostrano traiettorie convergenti. In Irlanda la percentuale di disoccupati è scesa dal picco del 15,1% di gennaio 2012 attestandosi all’11,9% solo due anni dopo. Nello stesso periodo, in Francia i disoccupati sono aumentati dal 9,9 al 10,9%. Il deterioramento del mercato del lavoro francese riflette la stagnazione generale della crescita economica. Nei mesi scorsi il governo francese ha tentato di affrontare il problema del lavoro adottando attivamente politiche per l’occupazione, come i contratti sponsorizzati e di formazione per i disoccupati.

Nonostante il miglioramento in Irlanda e il peggioramento in Francia, il secondo round se lo aggiudica la Francia, in virtù del tasso di disoccupazione comunque inferiore dell’1% a quello irlandese. A meno che la Francia non riesca a generare una crescita più vigorosa, è possibile che da qui a dodici mesi il tasso di disoccupazione in Irlanda scenda al di sotto di quello francese. Per adesso, vince la Francia.

3° round – Il tasso di risparmio delle famiglie

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In Francia le famiglie hanno risparmiato costantemente il 15-16% del loro reddito lordo disponibile negli ultimi dieci anni, il che suggerisce la potenziale capacità dei consumatori francesi di stimolare l’economia, qualora la fiducia dovesse rafforzarsi. Il tasso di risparmio delle famiglie irlandesi è stato più volatile, fra gli alti e bassi che è normale aspettarsi alla luce dei timori per le prospettive economiche del Paese. Ultimamente le famiglie irlandesi hanno speso di più, dando sostegno alla ripresa dell’economia. In questo caso, non è facile dire chi sia in vantaggio, dato che il calo dei risparmi familiari implica una crescita economica più forte in Irlanda, nel breve periodo. Tuttavia, considerando la possibilità che i consumatori spendano una quota maggiore dei propri risparmi in futuro, assegniamo la vittoria alla Francia.

4° round – La percentuale della popolazione con istruzione universitaria

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Dal 2004 la percentuale della popolazione irlandese che ha conseguito un titolo di istruzione terziaria è aumentata in misura significativa, salendo dal 24,9 al 35,9%. La Francia, al di là dei progressi, non è stata in grado di raggiungere un incremento analogo e, nel 2013, la percentuale della popolazione con un grado di istruzione universitaria era pari al 28,7%. L’Irlanda è al primo posto della classifica UE a tale riguardo, mentre la Francia è dodicesima. È ampiamente riconosciuto che l’istruzione universitaria rappresenta un fattore di competitività economica di grande rilievo, in un contesto economico globale che ruota sempre di più intorno alla conoscenza. La forza lavoro ben istruita dell’Irlanda ha certamente contribuito alla ripresa del Paese dalla crisi finanziaria. È diventato sempre più difficile per le imprese occidentali competere con il mondo emergente sul fronte dei prodotti manifatturieri; per questo una forza lavoro flessibile, competitiva e con un alto grado di istruzione è essenziale nel nostro mondo globalizzato.

Quella irlandese fa pensare a un trequarti ala, mentre la forza lavoro francese si potrebbe paragonare a un pilone. Questo round lo vince l’Irlanda.

Il confronto tra la Francia e l’Irlanda in termini di indicatori come il PIL pro capite, il tasso di disoccupazione, il risparmio delle famiglie e il livello di istruzione della forza lavoro, è interessante: mostra infatti che l’Irlanda è molto ben posizionata per generare una crescita economica positiva nel medio termine. Il vecchio modo di classificare le economie europee tra “centrali” e “periferiche” (o peggio “PIIGS”) ormai sembra superato, ora che gli Stati cosiddetti periferici hanno fatto enormi progressi verso una maggiore competitività, attraverso processi di svalutazione interna e riduzione dei salari. Il miglioramento delle esportazioni ha trovato riscontro nei saldi delle partite correnti più favorevoli, negli ultimi anni. Oggi l’economia francese appare pachidermica: frenata da un mercato del lavoro relativamente rigido e inflessibile, sta faticando a diventare più competitiva in un contesto economico globalizzato, come avevamo già detto in precedenza qui.

Round finale: le statistiche del rugby

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Dopo il pareggio per 2 a 2 sul campo economico, l’ultimo round non può che giocarsi sul rugby. Sfortunatamente per la Francia, la squadra irlandese risulta superiore in 16 statistiche chiave su 20, fra cui punti totali, metri guadagnati e touche vinte. I francesi hanno il vantaggio di giocare in casa, che conta molto ma potrebbe essere mitigato dall’effetto emozione che sentiranno i giocatori irlandesi, nell’ultima partita del capitano O’Driscoll.

Il punteggio complessivo, tra economia e rugby, vede vincere l’Irlanda per 3 a 2 sulla Francia. Detto questo, ci vorrebbe un bel coraggio a considerare già sconfitti les Bleus, che hanno l’abitudine di dare il meglio nelle grandi occasioni. Se non vi basta la mia parola, chiedete ai neozelandesi…

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