Correntisti svizzeri: i tassi d’interesse negativi non sono un fatto momentaneo

Ha fatto notizia l’annuncio con cui Postfinance, prima banca svizzera classificata come “troppo grande per fallire”, ha fatto sapere di aver adottato tassi d’interesse negativi sui depositi dei clienti a partire dall’importo di 1 milione di franchi svizzeri. Ora molti si stanno chiedendo quanto ci vorrà perché le banche facciano lo stesso anche per i piccoli risparmiatori. Personalmente non credo che sarà un’attesa lunga, data la situazione tuttora difficile in cui si trovano le banche svizzere.

È noto che l’economia svizzera dipende in parte dall’Europa, in ragione dei rapporti commerciali rilevanti. Per questo, la Banca Nazionale Svizzera (SNB) sta cercando di lavorare con il tasso di cambio EUR/CHF attraverso una combinazione di tassi d’interesse negativi e interventi sul mercato valutario. Nelle prime due settimane seguite alle elezioni statunitensi, i depositi a vista della SNB, ossia lo strumento principale di finanziamento per gli acquisti di valuta e quindi un indicatore di intervento sul mercato, sono aumentati di oltre 6 miliardi di CHF.  Per inquadrare il fenomeno nel giusto contesto, l’importo corrisponde a circa la metà dell’intervento osservato nella settimana precedente all’abbandono del cambio fisso EUR/CHF a gennaio del 2015. Gli investitori hanno considerato il franco svizzero, noto come valuta rifugio, una valida copertura contro la politica di reflazione di Trump.

È improbabile che la SNB aumenti i tassi d’interesse prima della chiusura del programma di QE da parte della Banca centrale europea (BCE), considerando la pressione al ribasso che tale mossa eserciterebbe sulla valuta elvetica. Data l’aspettativa che la BCE lasci invariati i tassi d’interesse negativi e proroghi il QE di almeno sei mesi all’imminente riunione di dicembre, la SNB sembra destinata a tenere l’attuale posizione di politica monetaria con tassi fortemente negativi.

Ho già scritto nei mesi scorsi di quest’anno della delicata situazione in cui si trovano le banche svizzere. Il settore bancario sta soffrendo nell’ambiente di tassi d’interesse negativi e fino a tempi recenti, alcune importanti banche svizzere sono state restie a trasferire il relativo costo ai clienti privati per paura di erodere in parte la propria base di depositi. Peraltro gli istituti elvetici si trovano alle prese anche con il problema di una curva dei rendimenti piatta, che ha ridotto il margine di interesse netto derivato dall’attività di trasformazione delle scadenze. Le banche ottengono notoriamente guadagni sotto forma di premi alla scadenza da queste operazioni e la curva piatta ha eroso ulteriormente la loro redditività. Come illustra il grafico in basso, la curva dei rendimenti svizzera è ancora relativamente piatta in confronto a quella statunitense o britannica, anche dopo la correzione recente nel segmento dei titoli governativi a lungo termine. Le curve dei titoli di Stato di Regno Unito e Stati Uniti sono state colpite in modo particolare, data la presunzione del mercato che i governi di entrambi i paesi siano orientati ad aumentare l’emissione di debito per finanziare la spesa pubblica.

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Se per la curva dei tassi d’interesse svizzera si può ipotizzare un ulteriore irripidimento a causa di fattori tecnici, tra cui i differenziali di rendimento sui mercati sviluppati, l’ambiente economico di fondo dovrebbe continuare a esercitare una pressione al ribasso sui rendimenti. Per quanto la crescita sia risultata sorprendentemente robusta a dispetto delle difficoltà legate alla moneta sopravvalutata, il PIL reale svizzero resta al di sotto del ritmo tendenziale a lungo termine. Le previsioni della SNB al riguardo per il 2016 indicano una stima dell’1,5% circa, senza un’accelerazione significativa negli anni successivi.

L’economia appare anche piuttosto distante dal generare qualsivoglia spinta al rialzo sull’inflazione ed è in deflazione da due anni. Con il rialzo dei prezzi petroliferi, potremmo vedere un’inflazione complessiva positiva nei prossimi mesi, ma il dato di fondo resta basso e questo, a sua volta, limita l’entità di un aumento del carovita negli anni a venire.

Passando al contesto normativo, le banche svizzere si trovano ad affrontare anche requisiti di capitale più stringenti per gli asset ponderati per il rischio e regole più rigide sull’indice di leva finanziaria in confronto agli istituti concorrenti di tutto il mondo, a causa delle dimensioni che rendono alcune banche di importanza sistemica per l’economia elvetica.  Nell’ambiente delle autorità finanziarie, è stato dato un nome ai requisiti di capitale più rigorosi adottati per le banche svizzere: “Swiss finish”.

Alla luce di questi sviluppi, le banche svizzere sono costrette a trovare nuovi modi per garantirsi un modello di business redditizio. Abbiamo già visto casi in cui il costo dei tassi negativi viene compensato con l’aumento di commissioni e tassi sui prestiti, ma ora che Postfinance ha rotto il ghiaccio con l’addebito diretto sui depositi dei clienti privati, mi aspetto che altre grandi banche seguano l’esempio. Probabilmente i tassi d’interesse negativi diventeranno la nuova norma per i correntisti svizzeri, almeno nel medio termine.

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