Otto punti sul caso Banco Popular

  1. La BCE può agire rapidamente per stabilire se una banca abbia raggiunto il punto di insostenibilità economica (PONV) e, al bisogno, adottare un piano di risoluzione. Il pronto intervento dell’autorità ha colto chiaramente di sorpresa il mercato. Contestualmente, il modo in cui l’ente regolatore determina lo stato di insostenibilità di una banca è ancora un’area grigia (considerata la situazione in cui versano alcune delle banche italiane più deboli).
  2. Le prove di sforzo dell’UE non sono uno strumento molto efficace per valutare la sostenibilità a medio termine di una banca. Si sapeva già, ma il caso Popular dovrebbe riportare l’attenzione su questo dato di fatto, visto che solo nel 2016 l’istituto aveva superato il test dello scenario avverso CET1 con un punteggio basso, ma sufficiente, del 7,0%. Analogamente, un alto indice di copertura della liquidità (LCR) non è di grande conforto di fronte a una corsa agli sportelli (al 146%, l’indice LCR di Popular era ampiamente superiore al minimo, fissato al 100%).
  3. Per quanto riguarda gli eventi che fanno scattare la conversione del capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1), è più probabile che il punto di insostenibilità determini una conversione/svalutazione automatica, che non lo sforamento del coefficiente patrimoniale, e questo rende meno rilevante la differenza fra i CoCo con soglia di attivazione alta e bassa.
  4. Le valutazioni degli asset di una banca tendono a crollare non appena questa viene giudicata economicamente insostenibile. Le perdite a carico degli investitori, a prescindere che siano imputabili agli effetti di segnalazione o agli incentivi normativi alla prudenza, storicamente sono state ampiamente superiori alle aspettative del mercato alla vigilia di una risoluzione o di un salvataggio (il Novo Banco portoghese è un altro esempio).
  5. In una situazione di stress, le perdite sul capitale di classe 2 (T2) potrebbero non essere molto diverse da quelle sull’AT1. La svalutazione rapida e completa del T2 sottolinea la situazione potenzialmente tutt’altro che invidiabile degli investitori in possesso di asset di questa categoria. Non stiamo dicendo che pongano esattamente gli stessi rischi (contrariamente al T2, le quote di AT1 condividono molte caratteristiche con il capitale proprio, tra cui le distribuzioni discrezionali e la possibilità di estendere la scadenza fino a renderla perpetua), ma in un caso in cui si raggiunge il punto di insostenibilità economica, il T2 potrebbe non offrire una vera protezione.
  6. Esiste una linea sottile fra punto di insostenibilità economica e risoluzione: anche le obbligazioni senior non privilegiate prevedono l’assunzione di perdite. Sebbene il debito senior non privilegiato sia uno strumento di risoluzione, e non di punto di insostenibilità, è alquanto probabile che una banca sia sottoposta a risoluzione quando raggiunge questa soglia e che si attivi quindi il senior non privilegiato. Ci sono scenari in cui la conversione del debito subordinato può bastare a evitare la risoluzione, ma dipende dall’entità della perdita subita dal singolo istituto. Alla luce del punto precedente riguardo alle valutazioni, la probabilità di una risoluzione una volta superata la soglia di insostenibilità è piuttosto alta. In questo caso, non c’era debito senior non privilegiato in circolazione, ma se ci fosse stato, molto probabilmente anche i relativi detentori sarebbero stati coinvolti nelle perdite.
  7. Malgrado il fatto che in questa circostanza i titoli senior siano stati risparmiati, a nostro avviso questo non vuol dire che le autorità normative si faranno in quattro per evitare perdite sui senior assoggettabili a bail-in anche in futuro. È più probabile che tentino piuttosto di proteggere i senior che sono sullo stesso piano dei depositi e di altre passività simili, in nome di una risoluzione “pulita” e della stabilità finanziaria, anche se per loro è più facile attingere alle passività subordinate ai depositi (ad es. senior tedeschi, senior della società holding, senior non privilegiati) per le quali non dovremmo aspettarci protezione.
  8. Restano dubbi sul rispetto del principio NCWO (“no creditor worse off”), in base al quale nessun creditore dovrebbe ricevere un trattamento peggiore di quello che subirebbe in caso di liquidazione, dal momento che a tutt’oggi non è chiaro come sarebbero stati trattati i detentori di debito subordinato di Popular in uno scenario di questo tipo. Questi ultimi potrebbero giudicare troppo prudenti gli accantonamenti che Santander sta predisponendo per i crediti inesigibili di Popular (che comportano coefficienti di copertura nettamente più alti, rispetto alla media delle banche spagnole, che però non è necessariamente un parametro ragionevole) e aprire una controversia. La BCE/SRB (Comitato di risoluzione unico) non hanno fatto alcun cenno a tale principio nelle comunicazioni relative a Popular, il che solleva qualche interrogativo sulla gestione di questo requisito.

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